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    January 26

    Il nostro potere più grande

    Ostinazione, cocciutaggine, arroganza: quanto basta per andare a sbattere contro il muro del Senato. Un teatrino che poteva essere tranquillamente evitato, un pomeriggio dall'esito già scontato, sicuramente auspicato. Ci speravamo, ci credevamo, ma un po' di paura c'era, inutile negarlo: chissà quanti sono stati tentati da 30 denari d'argento offerti dal Sinedrio di Palazzo Chigi a qualche novello Iscariota pronto a tradire il malessere rappresentato dalla maggioranza del popolo italiano. L'abbiamo visto tutti, un certo senatore Cusumano, l'abbiamo visto difendere con forza le sue idee, l'abbiamo visto mentre parlava con grande foga riempiendosi la bocca di retorica. L'abbiamo poi visto svenire, accasciarsi tra i banchi di Palazzo Madama, quasi a volersi nascondere, mentre gli (ex) amici di partito lo apostrofavano per il modo in cui ha venduto un voto che poteva essere decisivo. Con Cusumano è fallito un certo modo di fare politica: la politica delle compra-vendite sfrenate, del do ut des senza ritegno, la politica dei giochini da palazzo. La gente è stanca, è lontana, è affascinata dai capi popolo alla Beppe Grillo. Non abbiamo De Gasperi da offrire agli elettori, è vero, ma si può anzi, si deve, portare avanti la sua idea politica. "Fare politica - sosteneva De Gasperi - vuol dire realizzare". Cosa c'è di più semplice, bello e appassionante di poter migliorare la vita di un Paese? Il presidente Berlusconi, spesso ama ricordare che fare politica significa fare cose concrete. Allora occorre rimboccarsi le maniche e iniziare a lavorare, occorre capire il pensiero e il sentimento della gente, dei nostri concittadini, degli amici, dei vicini di casa. Occorre immergersi nel quotidiano, capire i problemi e pensare alle soluzioni. Bisogna capire che non si è fatti per comandare quanto per servire, che non si è i primi ma gli ultimi, che non si sale ma si scende. Bisogna, prima di tutto, dare la parola alla gente. Il popolo è sovrano, rendiamogli il suo potere, solo così si potrà rinascere.

    January 25

    La fine di un incubo

     
    January 14

    Parole contestate

    Nell’ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall’uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile. Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.

    Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne – già nel secolo successivo – elevato a mito dell’illuminismo. Galileo appare come vittima di quell’oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l’Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l’avversario della libertà e della conoscenza. Dall’altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell’uomo dalle catene dell'ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell’oscuro Medioevo.

    Secondo Bloch, il sistema eliocentrico – così come quello geocentrico – si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l’affermazione dell’esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività.

    Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell’accaduto. Bloch espone solo una concezione moderna della scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae: «Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo».

    Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione».

    Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica. Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande.

    Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica.


    Joseph Ratzinger

    "Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti",

    Edizioni Paoline, Roma 1992, pp. 76-79.



    January 10

    Liberi di vivere

    LIBERI DI VIVERE

    “LIBERI DI VIVERE”
    Appello al Presidente della Repubblica 
    Giorgio Napolitano

    La malattia, la sofferenza e la morte sono inevitabilmente parte della vita di ogni essere umano. 

    Poiché nessuna condizione di salute toglie dignità alla vita umana, in una società davvero libera, solidale e democratica, malattia e sofferenza non possono e non devono diventare motivo di solitudine, abbandono, emarginazione e discriminazione sociale del malato e della sua famiglia, come è indicato negli articoli 3 e 32 della nostra Costituzione e in molte altre Dichiarazioni e Convenzioni internazionali, ultima delle quali la Convenzione dei diritti delle persone con disabilità, promulgata dall’assemblea generale dell’ONU il 13 dicembre 2006 e firmata dall’Italia il 30 marzo 2007.

    Pur nei limiti imposti dalla loro condizione, i malati e loro famiglie vogliono poter continuare la loro vita con dignità e in libertà. Essi non sono un peso per la società, ma sono per tutti un esempio di coraggio e di capacità di vivere, che le istituzioni a ogni livello, nazionale e locale, devono sostenere e promuovere. 

    Per questo motivo, chiediamo al Presidente della Repubblica di esercitare l’autorevolezza che gli deriva dall’essere il Capo dello Stato e il garante di tutti i cittadini affinché le istituzioni tutte, a ogni livello: 

    1. Pratichino un riconoscimento concreto, tramite investimenti di tipo economico e di promozione culturale, della dignità dell'esistenza di ogni malato, con particolare attenzione ai malati di sclerosi laterale amiotrofica. 

    2. Intervengano con adeguate misure legislative e regolamentative per dare ogni cura e sostegno adeguato per combattere il dolore e garantire che ognuno possa ricevere ogni cura sostegno adeguati.

    3. Sostengano le associazioni di malati e più in generale le organizzazioni che si impegnano nello stare accanto ai malati e alle loro famiglie. 

    In questi ultimi anni il dibattito pubblico e la richiesta alle istituzioni si è incentrata sulla richiesta della libertà di poter morire. Ciò che noi chiediamo alle istituzioni è che i malati e le loro famiglie siano finalmente messi nelle condizioni di essere liberi di vivere.