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    March 31

    Il prezzo della pietà

    di Filippo Facci (Il Giornale 31/03/2007)
     
    Sanno chi sono e sanno dove abitano, sanno dove si rifugiano, conoscono la faccia che hanno: la verità è che le Forze dell'Ordine conoscono benissimo chi tiene in piedi lo schifoso racket dei mendicanti ai semafori, racket di veri e propri schiavi: donne piegate dalle bastonate, vegliardi spremuti tre volte al giorno in cambio di un pezzo di pane e di un giaciglio di paglia, soprattutto bambini storpi o teatranti dallo sguardo irrecuperabile, rapiti o venduti, figurini che non rivedranno la loro famiglia e che non conoscono l'infanzia e spesso neppure il Paese in cui vivono: hanno il solo problema di non essere picchiati la sera, nascosti e segregati in accampamenti ai margini delle città. E allora perché non accade nulla, perché non vanno a prenderli? È su di loro che si fonda quest'economia sommersa e dai bilanci insospettabili, sono loro i primi anelli della catena, sono loro a tenere in piedi questo schifo che è costruito e sopravvive solo grazie alla loro esistenza. Le Forze dell'Ordine sanno benissimo chi sono i responsabili di questo sistema osceno: e allora perché non li arrestano, perché non li sbattono tutti in galera? È semplice: perché siete voi. Siamo noi. Finché non scatta il verde.
     
    March 28

    L'Europa di Benedetto

    In mezzo alla profluvie di retorica europeista che ci ha inondati in questi giorni di celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, l'unica analisi realistica dello stato in cui versa il Vecchio Continente ce l'ha fornita, ancora una volta, Papa Benedetto XVI. Le parole che il pontefice ha pronunciato intervenendo al convegno della COMECE (Commissione degli Episcopati della Comunità Europea) ricalcano per molti versi quelle che, negli anni passati, l'allora cardinale Ratzinger aveva usato in numerose conferenze e in numerosi scritti sul tema, ma l'affondo contenuto nel discorso di sabato merita di essere ripreso e approfondito.

    I tre mali del Vecchio Continente

    Sono tre, per Benedetto XVI, i mali che rischiano, se trascurati, di portare l'Europa al «congedo dalla storia». Primo: la crisi demografica del Vecchio Continente documenta in maniera chiara il fatto che esso sta «perdendo fiducia nel proprio avvenire». E questo non causa problemi soltanto dal punto di vista della crescita economica, ma anche e soprattutto da quello della «coesione sociale». L'Europa sembra divorata, al suo interno, da un «individualismo disattento alle conseguenze per il futuro», da una concezione dell'uomo incapace di rendere ragione dei legami di relazione della persona e di fondare su basi certe la sua dimensione sociale.

    Secondo: oltre alla perdita di fiducia nei confronti del futuro, pesa sull'Europa anche il fatto che, nell'ambito del processo di unificazione, «vari capitoli del progetto... sembra siano stati scritti senza tener adeguato conto delle attese dei cittadini». E qui la mente del Papa corre, ancora una volta, all'atteggiamento di pressoché totale indifferenza che le istituzioni comunitarie hanno mostrato e mostrano nei confronti della identità dei popoli europei. Il problema non è soltanto quello della mancata menzione delle radici cristiane nel progetto di Costituzione, ma, in maniera molto più profonda e radicale, quello di un rifiuto più o meno consapevole dell'appartenenza ad una storia spirituale, culturale e morale che ha dato forma a una «identità costituita da un insieme di valori universali, che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare». Le istituzioni europee danno l'impressione di voler fare a meno di quello che è stato (ed è) il «lievito» della storia e dell'autocoscienza del Vecchio Continente. Così - si chiede Benedetto XVI - «Se, in occasione del cinquantesimo dei Trattati di Roma, i Governi dell'Unione desiderano "avvicinarsi" ai loro cittadini, come potrebbero escludere un elemento essenziale dell'identità europea qual è il Cristianesimo, in cui una vasta maggioranza di loro continua ad identificarsi?». E ancora: «Non è motivo di sorpresa che l'Europa odierna, mentre ambisce di porsi come una comunità di valori, sembri sempre più spesso contestare che ci siano valori universali ed assoluti? Questa singolare forma di "apostasia" da se stessa, prima ancora che da Dio, non la induce forse a dubitare della sua stessa identità?».

    Terzo: la conseguenza di questo processo di inaridimento dei fondamenti meta-politici della costruzione europea non può che essere quello di una riduzione della politica a mero «pragmatismo», ad esercizio freddamente burocratico, slegato dalle vere esigenze della giustizia e del bene comune. «Se il compromesso - ha affermato il Papa - può costituire un legittimo bilanciamento di interessi particolari diversi, si trasforma in male comune ogni qualvolta comporti accordi lesivi della dignità dell'uomo». Il pragmatismo che prescinde da ogni riferimento valoriale ed ideale non può che corrodere dall'interno la stessa casa comune europea, finendo col fare il gioco e gli interessi del più forte, di chi, nella tessitura delle politiche comunitarie, detiene un potere di fatto vincolante. Tale pragmatismo alimenta in maniera sempre crescente la burocrazia e allontana le istituzioni dal sentire comune dei popoli.

    L'Europa di Benedetto

    Quello di Benedetto XVI non è soltanto un discorso in negativo, che si limita alla denuncia dei mali senza proporre alcun rimedio. La fotografia quasi «impietosa» dell'Europa odierna non deve, secondo il pontefice, chiamare tutti alla ritirata e al disimpegno. L'Europa diversa disegnata dalle parole del Papa è quella «nuova, realistica ma non cinica, ricca d'ideali e libera da ingenue illusioni, ispirata alla perenne e vivificante verità del Vangelo». Ma perché questo disegno possa prendere forma concreta, è necessario che il Vecchio Continente sappia prendere coscienza dei suoi mali e trovare il coraggio per affrontarli a testa alta. Per ritrovare la fiducia nei confronti del futuro, per riavvicinare il processo politico europeo alle attese dei cittadini, per ridare respiro a una politica troppo «pragmatista» occorre mettere a tema la questione dell'identità, ripercorrere e comprendere il processo storico, culturale e spirituale che ha portato l'Europa ad essere, nel mondo, portatrice di valori comuni e di ideali universali. Occorre che «tali valori, che costituiscono l'anima del Continente, restino nell'Europa del terzo millennio come "fermento" di civiltà». Occorre che «l'Unione Europea, per essere valida garante dello stato di diritto ed efficace promotrice di valori universali, riconosca con chiarezza l'esistenza certa di una natura umana stabile e permanente, fonte di diritti comuni a tutti gli individui, compresi coloro stessi che li negano».

    E' un potente invito, questo, affinché l'Europa ritrovi la sua anima, ritrovi se stessa e la sua ragion d'essere. Non si tratta soltanto di riconoscere un tributo formale al Cristianesimo, perché questo non basterebbe di certo (anche se sarebbe un primo passo) ad uscire dallo stato di crisi in cui versa il Vecchio Continente. Il punto decisivo è quello di una ripresa del «logos» europeo come linguaggio di civiltà, come potente fattore di educazione del singolo e di costruzione di ordinati legami sociali, come garanzia a un tempo della dignità della persona umana e del bene comune.

    ! Gianteo Bordero
    bordero@ragionpolitica.it
    March 02

    Nient'altro che la verità

    Dopo nove mesi di gestazione del governucolo guidato da Prodi, possiamo riguardarci questo filmato...e scoprire che è tutto vero!!!
    ...e pensare che lui ce lo aveva detto!!!
      
    March 01

    Fiducia? Per quanto???

    Dopo una due giorni estenuante Romano Prodi ottiene la fiducia al Senato. Franco Marini legge il risultato: il margine è risicato, 162 voti contro 157, ma quanto basta per continuare a governare il Paese. Il quorum richiesto, con 320 senatori presenti e 319 votanti, era infatti di 160 voti. Il presidente del Consiglio è visibilmente soddisfatto: "Ora andiamo alla Camera". I ministri e i capigruppo del centrosinistra si complimentano con lui. Pericolo scampato. Ma ancora molti nodi restano aperti, come la questione del rifinanziamento dell'Afghanistan e le unioni civili. Alcuni dei senatori che hanno votato sì hanno già fatto sapere di avere posizioni critiche su questi delicati punti. Al voto decisivo non hanno partecipato i senatori a vita Giulio Andreotti e Sergio Pininfarina. Hanno votato sì i senatori a vita Colombo, Ciampi, Scalfaro, Levi Montalcini. Ma l'opposizione smorza gli entusiasmi della maggioranza, che considera a tempo.

    Berlusconi: snaturata maggioranza uscita dalle urne Il voto di Marco Follini è stato "determinante" per far passare la fiducia: questo significa che "non solo non hanno la maggioranza nel Paese, ma soprattutto hanno snaturato la maggioranza uscita dalle urne grazie alla quale mantengono in vita il governo". Così il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha commentato con alcuni parlamentari il voto di oggi in Senato. Nel ragionamento del Cavaliere, ovviamente c'è più Follini che Pallaro perché avrebbe osservato il Cavaliere "chi ha votato per l'Unione non ha votato certo per uno che è stato vicepremier nel mio governo e segretario di un partito del centrodestra. È un governo a termine - avrebbe aggiunto il Cavaliere sempre secondo quanrto si apprende dalle stesse fonti - in cui oggi si sono sentiti dei senatori pronunciare un sì e tre no: no all'Afghanistan, no alla Tav, no alle pensioni. Un governo a termine che non durerà".

    "È iniziata la fase 2 del governo, ma è quella che precede il collasso finale". Lo dice il vice coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto. "Per poter ravvivere alla sua pseudo maggioranza - sottolinea - Prodi è costretto a parlare solo dei titoli delle questioni controverse e poi di tramutare il governo in una sorta di bicamerale impropria per l'elaborazione di una nuova legge elettorale. Di conseguenza Prodi esce debolissimo da questo confronto. Quanto alla sua maggioranza essa è solo numerica e non politica, viste le sue interne differenze".

    Il giorno più lungo del governo Prodi è stato caratterizzato da un dibattito molto vivace in Senato. Tra i discorsi più attesi c'era quello dell'ex segretario dell'Udc.
    Follini, sì alla fiducia Continua a sedersi tra i banchi dell'opposizione il leader dell'Italia di mezzo, ma dichiara il proprio sostegno al governo di centrosinistra: "Se il governo avrà oggi la maggioranza dovrà evitare di chiudersi in un fortilizio e dovrà avere un orizzonte più ampio, usando molto ago e filo per rammendare un tessuto di regole che molti hanno strappato", ha detto Follini nel suo intervento. "Personalmente non sono qui per ricevere allori, ma per condividere queste difficoltà, e proprio queste difficoltà mi spingono oggi a dare al suo governo il mio voto di fiducia". Nessuna contestazione, nessun "buh", solo qualche commento sottovoce. Il centrodestra accoglie con freddezza, anzi con un "quasi silenzioso" gelo, l'intervento dell'ex segretario dell'Udc.

    D'Onofrio: non c'è coesione sulla politica estera "Altro che coesione del governo. Il governo Prodi non aveva alcuna coesione capace di affrontare i problemi di cui l'Italia soffre. E questa crisi, infatti, si è aperta proprio per mancanza di coesione del governo su punti fondamentali di politica estera". Lo ha detto il presidente dei senatori dell'Udc, Francesco D'Onofrio. "Il governo Prodi è l'ostacolo per la risoluzione della crisi politica e il completamento della transizione italiana".

    Castelli: Prodi tace su troppi temi "Lei ha detto di non essere uomo per tutte le stagioni. Siamo d'accordo. La sua stagione è finita. La parola al popolo". Roberto Castelli, capogruppo della Lega in Senato ha chiuso così la sua dichiarazione di voto sulla fiducia al governo Prodi. Castelli ha elencato i "molti temi" su cui "Prodi tace" e cioè "si farà o no il nuovo traforo del Frejus? Cambierete la legge Biagi? Le pensioni? I Dico. O li sostiene o li ritira. Cosa farete sull' immigrazione? Una cosa è certa - ha aggiunto - la stragrande maggioranza degli italiani non ne può più di voi". Una stoccata polemica anche per Turigliatto a cui Castelli si è rivolto. "Pochi giorni fa ha annunciato che si sarebbe dimesso. Eccolo lì, sul suo scranno, a difenderlo e a difendere quello dell'Unione".

    Matteoli: comunque vada Prodi è alla fine Il capogruppo di An Altero Matteoli nel confermare, in dichiarazione di voto, il no alla fiducia al governo parla di una "replica impacciata" da parte di "un Prodi tremolante ed in evidente difficoltà. Prodi - ha osservato Matteoli - ha cercato un ultimo disperato tentativo non dicendo nulla di impegnativo perché non può più farlo, stretto nella tenaglia dei suoi alleati divisi su tutto. Sui Dico è stato ambiguo ma ha confermato nella sostanza la volontà di approvare una legge anche se è chiaramente consapevole che il governo non ha i voti per farlo".

    Russo Spena: niente rigidità e dogmatismi Rifondazione comunista conferma la fiducia al governo Prodi. Nella dichiarazione di voto, il presidente dei senatori del Prc, Giovanni Russo Spena, ha affermato: "E' bene che ogni forza partecipi alla costruzione della sintesi, senza perdere l'anima, senza negare se stessa, ma senza inutili rigidità e dogmatismi". Secondo Russo Spena "l'unità della coalizione, della maggioranza" non può vivere "solo nella ingegneria delle mediazioni istituzionali. Questo governo non deve temere la piazza, che, insieme al parlamento, costruisce la nostra democrazia".

    Schifani: finto spostamento al centro Il "finto spostamento al centro, dimostrato dalla presenza di Marco Follini" fra coloro che voteranno si alla fiducia, "non sopirà che per poco le pretese della sinistra estrema". Così il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani per motivare il no di questa sera alla fiducia. "Lei ha fatto campagna acquisti da un lato e costretto al silenzio tutti i dissidenti: non si governa così un Paese e chi voterà oggi la fiducia al suo governo dovrà riflettere molto sulla fatica che farà per spiegare questa scelti agli italiani".

    Finocchiaro: al primo punto la politica estera "Abbiamo apprezzato il discorso del presidente del Consiglio Prodi e condividiamo la scelta di priorità che ha indicato. Ne sottolineiamo la piena coerenza con la promessa fatta agli elettori e l'utilità per l'Italia e condividiamo la scelta di Prodi di mettere ai primo punto le questioni di politica estera, in assoluta coerenza con le dichiarazioni del ministro D'Alema". Così Anna Finocchiaro, a nome dell'Ulivo, conferma l'apprezzamento per le linee dell'azione di governo espresse dal premier Romano Prodi. La capogruppo dell'Ulivo, poi, sfida il centrodestra a un'opposizione costruttiva: "Ma davvero pensiamo che la scelta dell'alternanza debba significare per un Paese che ha bisogno di profonde riforme in settori strategici per lo sviluppo, che le regole debbano cambiare ad ogni cambio di maggioranza?", si chiede polemicamente la Finocchiaro.

    Cossiga: voto no ma non passo all'opposizione Il senatore a vita Francesco Cossiga ha parlato per ultimo, annunciando il suo voto contrario al governo. L'ex capo dello Stato ha precisato, comunque, di non voler passare all'opposizione. "Con profondo rammarico voto contro la fiducia al governo di sinistra-centro, soprattutto per coerenza con cinquant'anni di vita politica buona parte della quale intessuta in relazioni di particolare collaborazione con gli Stati Uniti, con il Regno Unito e con l'allora Germania Occidentale a guida socialdemocratica.

    Il discorso del premier L’attesa replica del premier Romano Prodi trova il Senato al gran completo. Ad affollare l’aula di palazzo Madama, oltre ai giornalisti, c’è anche un nutrito gruppo di deputati, che siedono nei posti riservati al pubblico. Prodi sa bene che il momento è di quelli importanti, non sono ammessi errori né tentennamenti. In gioco c’è la vita dell’esecutivo da lui presieduto. E per questo il premier va subito al sodo. “Mai come in questo momento si accendono possibilità di speranza e ottimismo” per l'economia italiana. Prodi chiede però che questo momento positivo sia “accompagnato da una politica economica forte, decisa e che coinvolga tutto il Paese”. Il premier parla apertamente di “una svolta” che si legge anche dalla crescita al 2%. “Ora - ha aggiunto - dobbiamo confermare e aumentare questa crescita perché solo così possiamo affrontare i problemi di redistribuzione del reddito, gli aiuti alle categorie meno abbienti, le ricerca. Dobbiamo prepararci a fare quel salto avanti che il paese deve fare nel prossimo futuro”. “Il governo è deciso a non abbandonare la strada maestra del risanamento dei conti pubblici. Non vogliamo oscillare tra lassismo e rigore”.

    Unioni civili: la parola al parlamento “Il governo ha presentato il suo disegno di legge in parlamento e con questo ha esaurito il suo compito. In parlamento sono già pervenute diverse proposte, della maggioranza, del governo e dell’opposizione. Ora tocca al parlamento dare vita a un testo di legge sul quale si possano trovare ampie convergenze. Mi aspetto che si possa arrivare a soluzioni condivise. Un tema così delicato deve essere affrontato senza preclusioni, assicurando a tutti la libertà di coscienza”.

    Afghanistan: prosegue l’impegno per la pace Il presidente del Consiglio ha voluto sottolineare “l’impegno per la pace che il governo ha concretizzato in questi mesi spendendo fatti e non parole”. “Ho chiaramente affermato e confermo che noi agiamo su un doppio binario: mantenere l'impegno con gli alleati ma anche” l'impegno a “lavorare in modo intenso e continuo per lavorare a un accordo politico”.

    Legge elettorale: prematuro indicare il sistema "Bisogna ridare al cittadino al possibilità di scegliere", ribadisce Prodi a proposito della riforma elettorale, ma il premier non entra nei dettagli tecnici né accenna a possibili modelli di riferimento o luoghi di confronto tra maggioranza e opposizione perchè sarebbe "prematuro tratteggiare modelli e luoghi". Legge elettorale: prematuro indicare il sistema "Bisogna ridare al cittadino al possibilità di scegliere", ribadisce Prodi a proposito della riforma elettorale, ma il premier non entra nei dettagli tecnici né accenna a possibili modelli di riferimento o luoghi di confronto tra maggioranza e opposizione perchè sarebbe "prematuro tratteggiare modelli e luoghi".

    (da http://www.ilgiornale.it)

     

    Una fiducia...a tempo determinato!!!