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March 02 Nient'altro che la veritàDopo nove mesi di gestazione del governucolo guidato da Prodi, possiamo riguardarci questo filmato...e scoprire che è tutto vero!!!
...e pensare che lui ce lo aveva detto!!!
March 01 Fiducia? Per quanto???Dopo una due giorni estenuante Romano Prodi ottiene la fiducia al Senato. Franco Marini legge il risultato: il margine è risicato, 162 voti contro 157, ma quanto basta per continuare a governare il Paese. Il quorum richiesto, con 320 senatori presenti e 319 votanti, era infatti di 160 voti. Il presidente del Consiglio è visibilmente soddisfatto: "Ora andiamo alla Camera". I ministri e i capigruppo del centrosinistra si complimentano con lui. Pericolo scampato. Ma ancora molti nodi restano aperti, come la questione del rifinanziamento dell'Afghanistan e le unioni civili. Alcuni dei senatori che hanno votato sì hanno già fatto sapere di avere posizioni critiche su questi delicati punti. Al voto decisivo non hanno partecipato i senatori a vita Giulio Andreotti e Sergio Pininfarina. Hanno votato sì i senatori a vita Colombo, Ciampi, Scalfaro, Levi Montalcini. Ma l'opposizione smorza gli entusiasmi della maggioranza, che considera a tempo.
Berlusconi: snaturata maggioranza uscita dalle urne Il voto di Marco Follini è stato "determinante" per far passare la fiducia: questo significa che "non solo non hanno la maggioranza nel Paese, ma soprattutto hanno snaturato la maggioranza uscita dalle urne grazie alla quale mantengono in vita il governo". Così il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha commentato con alcuni parlamentari il voto di oggi in Senato. Nel ragionamento del Cavaliere, ovviamente c'è più Follini che Pallaro perché avrebbe osservato il Cavaliere "chi ha votato per l'Unione non ha votato certo per uno che è stato vicepremier nel mio governo e segretario di un partito del centrodestra. È un governo a termine - avrebbe aggiunto il Cavaliere sempre secondo quanrto si apprende dalle stesse fonti - in cui oggi si sono sentiti dei senatori pronunciare un sì e tre no: no all'Afghanistan, no alla Tav, no alle pensioni. Un governo a termine che non durerà". Il giorno più lungo del governo Prodi è stato caratterizzato da un dibattito molto vivace in Senato. Tra i discorsi più attesi c'era quello dell'ex segretario dell'Udc. D'Onofrio: non c'è coesione sulla politica estera "Altro che coesione del governo. Il governo Prodi non aveva alcuna coesione capace di affrontare i problemi di cui l'Italia soffre. E questa crisi, infatti, si è aperta proprio per mancanza di coesione del governo su punti fondamentali di politica estera". Lo ha detto il presidente dei senatori dell'Udc, Francesco D'Onofrio. "Il governo Prodi è l'ostacolo per la risoluzione della crisi politica e il completamento della transizione italiana". Castelli: Prodi tace su troppi temi "Lei ha detto di non essere uomo per tutte le stagioni. Siamo d'accordo. La sua stagione è finita. La parola al popolo". Roberto Castelli, capogruppo della Lega in Senato ha chiuso così la sua dichiarazione di voto sulla fiducia al governo Prodi. Castelli ha elencato i "molti temi" su cui "Prodi tace" e cioè "si farà o no il nuovo traforo del Frejus? Cambierete la legge Biagi? Le pensioni? I Dico. O li sostiene o li ritira. Cosa farete sull' immigrazione? Una cosa è certa - ha aggiunto - la stragrande maggioranza degli italiani non ne può più di voi". Una stoccata polemica anche per Turigliatto a cui Castelli si è rivolto. "Pochi giorni fa ha annunciato che si sarebbe dimesso. Eccolo lì, sul suo scranno, a difenderlo e a difendere quello dell'Unione". Matteoli: comunque vada Prodi è alla fine Il capogruppo di An Altero Matteoli nel confermare, in dichiarazione di voto, il no alla fiducia al governo parla di una "replica impacciata" da parte di "un Prodi tremolante ed in evidente difficoltà. Prodi - ha osservato Matteoli - ha cercato un ultimo disperato tentativo non dicendo nulla di impegnativo perché non può più farlo, stretto nella tenaglia dei suoi alleati divisi su tutto. Sui Dico è stato ambiguo ma ha confermato nella sostanza la volontà di approvare una legge anche se è chiaramente consapevole che il governo non ha i voti per farlo". Russo Spena: niente rigidità e dogmatismi Rifondazione comunista conferma la fiducia al governo Prodi. Nella dichiarazione di voto, il presidente dei senatori del Prc, Giovanni Russo Spena, ha affermato: "E' bene che ogni forza partecipi alla costruzione della sintesi, senza perdere l'anima, senza negare se stessa, ma senza inutili rigidità e dogmatismi". Secondo Russo Spena "l'unità della coalizione, della maggioranza" non può vivere "solo nella ingegneria delle mediazioni istituzionali. Questo governo non deve temere la piazza, che, insieme al parlamento, costruisce la nostra democrazia". Schifani: finto spostamento al centro Il "finto spostamento al centro, dimostrato dalla presenza di Marco Follini" fra coloro che voteranno si alla fiducia, "non sopirà che per poco le pretese della sinistra estrema". Così il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani per motivare il no di questa sera alla fiducia. "Lei ha fatto campagna acquisti da un lato e costretto al silenzio tutti i dissidenti: non si governa così un Paese e chi voterà oggi la fiducia al suo governo dovrà riflettere molto sulla fatica che farà per spiegare questa scelti agli italiani". Finocchiaro: al primo punto la politica estera "Abbiamo apprezzato il discorso del presidente del Consiglio Prodi e condividiamo la scelta di priorità che ha indicato. Ne sottolineiamo la piena coerenza con la promessa fatta agli elettori e l'utilità per l'Italia e condividiamo la scelta di Prodi di mettere ai primo punto le questioni di politica estera, in assoluta coerenza con le dichiarazioni del ministro D'Alema". Così Anna Finocchiaro, a nome dell'Ulivo, conferma l'apprezzamento per le linee dell'azione di governo espresse dal premier Romano Prodi. La capogruppo dell'Ulivo, poi, sfida il centrodestra a un'opposizione costruttiva: "Ma davvero pensiamo che la scelta dell'alternanza debba significare per un Paese che ha bisogno di profonde riforme in settori strategici per lo sviluppo, che le regole debbano cambiare ad ogni cambio di maggioranza?", si chiede polemicamente la Finocchiaro. Cossiga: voto no ma non passo all'opposizione Il senatore a vita Francesco Cossiga ha parlato per ultimo, annunciando il suo voto contrario al governo. L'ex capo dello Stato ha precisato, comunque, di non voler passare all'opposizione. "Con profondo rammarico voto contro la fiducia al governo di sinistra-centro, soprattutto per coerenza con cinquant'anni di vita politica buona parte della quale intessuta in relazioni di particolare collaborazione con gli Stati Uniti, con il Regno Unito e con l'allora Germania Occidentale a guida socialdemocratica. Il discorso del premier L’attesa replica del premier Romano Prodi trova il Senato al gran completo. Ad affollare l’aula di palazzo Madama, oltre ai giornalisti, c’è anche un nutrito gruppo di deputati, che siedono nei posti riservati al pubblico. Prodi sa bene che il momento è di quelli importanti, non sono ammessi errori né tentennamenti. In gioco c’è la vita dell’esecutivo da lui presieduto. E per questo il premier va subito al sodo. “Mai come in questo momento si accendono possibilità di speranza e ottimismo” per l'economia italiana. Prodi chiede però che questo momento positivo sia “accompagnato da una politica economica forte, decisa e che coinvolga tutto il Paese”. Il premier parla apertamente di “una svolta” che si legge anche dalla crescita al 2%. “Ora - ha aggiunto - dobbiamo confermare e aumentare questa crescita perché solo così possiamo affrontare i problemi di redistribuzione del reddito, gli aiuti alle categorie meno abbienti, le ricerca. Dobbiamo prepararci a fare quel salto avanti che il paese deve fare nel prossimo futuro”. “Il governo è deciso a non abbandonare la strada maestra del risanamento dei conti pubblici. Non vogliamo oscillare tra lassismo e rigore”. Unioni civili: la parola al parlamento “Il governo ha presentato il suo disegno di legge in parlamento e con questo ha esaurito il suo compito. In parlamento sono già pervenute diverse proposte, della maggioranza, del governo e dell’opposizione. Ora tocca al parlamento dare vita a un testo di legge sul quale si possano trovare ampie convergenze. Mi aspetto che si possa arrivare a soluzioni condivise. Un tema così delicato deve essere affrontato senza preclusioni, assicurando a tutti la libertà di coscienza”. Afghanistan: prosegue l’impegno per la pace Il presidente del Consiglio ha voluto sottolineare “l’impegno per la pace che il governo ha concretizzato in questi mesi spendendo fatti e non parole”. “Ho chiaramente affermato e confermo che noi agiamo su un doppio binario: mantenere l'impegno con gli alleati ma anche” l'impegno a “lavorare in modo intenso e continuo per lavorare a un accordo politico”. Legge elettorale: prematuro indicare il sistema "Bisogna ridare al cittadino al possibilità di scegliere", ribadisce Prodi a proposito della riforma elettorale, ma il premier non entra nei dettagli tecnici né accenna a possibili modelli di riferimento o luoghi di confronto tra maggioranza e opposizione perchè sarebbe "prematuro tratteggiare modelli e luoghi". Legge elettorale: prematuro indicare il sistema "Bisogna ridare al cittadino al possibilità di scegliere", ribadisce Prodi a proposito della riforma elettorale, ma il premier non entra nei dettagli tecnici né accenna a possibili modelli di riferimento o luoghi di confronto tra maggioranza e opposizione perchè sarebbe "prematuro tratteggiare modelli e luoghi".
Una fiducia...a tempo determinato!!! February 25 Nulla di nuovoDopo lo 'scivolone' al Senato, il presidente del Consiglio vine rimesso in sella dal Presidente della repubblica. In attesa che i numeri (frutto di una accurata campagna acquisti) gli diano ragione...noi continuiamo a gufare!!! February 23 Quello che non deve essereE via con le consultazioni!
Il Presidente della repubblica prosegue le consultazioni iniziate ieri tra Cdl, Unione (o almeno quello che ne rimane), partiti, partitini e partitelli. Tra un senatore a vita e l'altro, tra un Follini ed un altro senatore pronto al grande salto, Napolitano cerca i numeri per consentire alla traballante maggioranza di allungare la sua agonia.
L'unica cosa che dovrebbe fare il Capo dello Stato è quella di ascoltare il parere della gente, evitando di fare come il mitico marchese del Grillo!
February 22 L'unica cura sono le elezioniAdesso bisogna vedere se si va ad elezioni anticipate come vorrebbe la correttezza costituzionale, o se si va ad un governo a maggioranza taroccata. La maggioranza taroccata, o ritoccata, potrebbe essere accettabile se dovesse dar vita a un governo a tempo determinato per rimetter mano alla legge elettorale, probabilmente presieduto dal presidente del Senato Franco Marini. Oppure, potrebbe essere un imbroglio a geometria variabile per dar vita a un governo, come dice Casini, «di tregua». Starà al Presidente Napolitano decidere, ma dipenderà anche dalla determinazione dei leader politici del centrodestra. Intanto Prodi è caduto e questo è il primo risultato, benché a volte ritornino. Il voto del Senato di ieri è stato una sorpresa prodotta da piccole variabili: Andreotti si è astenuto, Cossiga ha votato contro, un paio di senatori della sinistra radicale non se la sono sentita, e alla fine il governo è affogato per due voti, anzi tre. Noi della minoranza non credevamo di poter vedere nel giro di poche ore le facce sorridenti della maggioranza, diventare impietrite. Ma quel che è successo ieri in Senato, un fatto atteso dagli elettori («Che aspettate a buttare giù Prodi?», ci siamo sentiti chiedere ogni giorno) non riguarda soltanto Prodi: riguarda l’intera maggioranza che non c’è e che non c’è mai stata, perché là dentro una sinistra riformista e ragionevole fa a pugni con quella radicale antiamericana, che non vuole stare in Afghanistan, non vuole l’Irak, non vuole Vicenza, vuole stare dalla parte degli insorgenti islamici, è contro Israele e contro l’Occidente. È un suo diritto: rappresenta milioni di italiani che coltivano questi sentimenti, ma non può fare coesione con una sinistra occidentale. Prodi ha avuto l’arroganza di mettere in piedi un governo con un tale verme nella sua polpa ed è caduto dall’albero come una mela bacata, anche se adesso tutta la sinistra vorrebbe resuscitarlo. Ma qualsiasi altro primo ministro al suo posto farebbe la stessa fine e dunque, per quanto si possa essere contenti della caduta di Prodi sempre che non lo facciano rientrare dalla finestra non si può far finta che questa maggioranza esista. C’è una bella differenza fra accozzaglia e maggioranza e ieri l’abbiamo visto. Dunque, cambiare il primo ministro mantenendo questa maggioranza sarebbe una beffa per gli elettori e su questo scenario l’Udc propone il governo «di tregua», abile espressione che nasconde un cambio di maggioranza come quello che avvenne nel 1998. Si parla di nuovo anche delle larghe intese che Berlusconi propose e che furono sdegnosamente rifiutate da colui che oggi è salito al Quirinale con la coda tra le gambe, con una partecipazione diretta di Forza Italia e di Alleanza nazionale: un governo di emergenza se non di salute pubblica per arrivare alle elezioni anticipate fra un paio d’anni. Noi pensiamo però che dal 2001 ciò non sia più possibile: in quell'anno infatti (ricordate la scritta «Berlusconi Presidente» sulla scheda?) si consumò lo strappo costituzionale in grazia del quale gli elettori nominano il Presidente del Consiglio e così è avvenuto anche nell’aprile 2006, brogli a parte. Un ritorno al vecchio sistema sarebbe fatale per la ricostruzione della fiducia nelle istituzioni e costituirebbe un ritorno alla partitocrazia. La gatta da pelare è nelle mani di Napolitano al quale va accordata fiducia. Ma anche lui sa bene che se si vuole coniugare stabilità con libertà, la cura in una democrazia è una sola: le urne. February 14 Tornelli anche a Palazzo ChigiIn un periodo in cui la sicurezza viene prima di qualsiasi cosa, il governo Prodi si adegua al decreto Pisanu perfezionato dal 'dottor Sottile'. L'immagine mostra i lavori di adeguamento nella sala del Consiglio dei ministri. February 01 Promesse da Turco«Di malasanità non morirà più nessuno». Parola del ministro della Salute Livia Turco, che in un’intervista al settimanale Donna Moderna in edicola oggi ha ricordato il caso della giovane calabrese morta dopo un black-out in sala operatoria a Vibo Valentia. «Ho promesso che mi batterò per fare chiarezza - ha assicurato il ministro - e perché errori del genere siano un’eccezione che non si dovrà ripetere». Caro ministro, errare purtroppo è umano; promettere di eliminare gli errori mortali sembra una pretesa divina. O, se crede, un nuovo miracolo italiano. January 20 Perlomeno ci fanno ridereMetti in piazza Montecitorio uno striscione con la scritta: «Governo Prodi vergogna». Mettici dietro non gli scandalosi contestatori della Cattolica o del Motor show o dell’università di Torino, ma addirittura dei parlamentari di Rifondazione e del Pdci, come Russo Spena, Rizzo ed altri. La fotografia è straordinaria e nello stesso tempo grottesca: la maggioranza che manifesta contro se stessa. Non è la «sinistra di piazza» contro la «sinistra di governo». Sono fisicamente le stesse persone che hanno votato la fiducia all’esecutivo e che ora gli si ribellano. Appare un’inedita, o quasi, forma della politica, ad essere più precisi dell’anti-politica, in cui le rappresentanze smentiscono se stesse. Quasi inedita perché, ad andare indietro nel tempo, un precedente c’è stato. Fu quando, alla vigilia della Pasqua del 1997, una nave della marina militare colò a picco un barcone di clandestini albanesi. E una parte della maggioranza di allora manifestò, anche se in modo raccolto e drammatico (c’erano state oltre cento vittime), contro il suo governo. Si trattava, più o meno, della stessa maggioranza che c’è oggi e dello stesso presidente del Consiglio. La differenza fra i due episodi - in un caso un tragico incidente, nell’altro una scelta che riguarda le alleanze internazionali dell’Italia - non attenua la serietà del problema. Semmai l’aggrava, perché conferma che il «metodo Prodi» può garantire formalmente la governabilità, ma la proietta in una dimensione che, sul piano politico, è schizofrenica quando non è ridicola. Non c’era stata la «pace di Caserta»? Il sit-in di ieri davanti alla Camera non ha radunato, come si può sommariamente pensare, una frangia estremista. Agli organizzatori va riconosciuto il merito di aver dato un’espressione compiuta alle culture che sono state promosse in questi anni nella sinistra. Le stesse culture che il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha evocato l’altro giorno con una dichiarazione un po’ imprudente, perché è suonata come un’autorizzazione istituzionale alla protesta. Forse Bertinotti non pensava di alimentare un sit-in davanti a casa. Ma è successo, proprio perché quelle culture oggi sono straripanti nel vuoto lasciato dalla ritirata del moderatismo, del riformismo e del senso di responsabilità. È successo anche perché lo stesso Prodi, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, ha sempre dimostrato di appoggiarsi alle forze più estremiste, se non altro per non restare prigioniero di Quercia e Margherita. E per condurre lui la danza. Fino al momento in cui è stato costretto - proprio costretto - a confermare la scelta compiuta dal governo Berlusconi su Vicenza e si è trovato a leggere lo striscione con la scritta «vergogna» associata al suo nome. Sono i suoi elettori, sono i suoi alleati, sono anche coloro che gli hanno votato la fiducia. E che, una volta risaliti dalla piazza nelle sedi istituzionali, puntando su una rivincita, non hanno aspettato un solo momento a ricordare che alle porte c’è la votazione per il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Siamo ben oltre l’immagine politologica delle due anime della sinistra. C’è una maggioranza che sta rivelando in questi mesi di avere un carattere ingestibile, se non nella chiave usata da Prodi, che ha dato via libera agli estremismi. Fino a ieri il problema sembrava essere in primo luogo il presidente del Consiglio. Ora è chiaro che il problema è l'Unione nel suo insieme, un’assemblea sessantottina al potere. January 17 Prodi bocciato ad honoremAnno nuovo, laurea nuova per il Professore. il titolo ad honorem in Scienze politiche gli verrà conferito dall'Università cattolica di Milano giovedì prossimo, per "l'importante contributo dato da Romano Prodi alla costruzione dell'Ue come presidente della Commissione". Contributo che altri però valutano diversamente. Il Financial Times: "Un dilettante catapultato su una poltrona troppo importante per lui". Le Monde: "Una commissione in pieno caos". Il tedesco Die Welt: "Impacciato, dal linguaggio piatto".
Una bella bocciatura ad honorem! January 08 Sul carretto dei radicaliL’abilità dei radicali sta nel mischiare passione civile e un pizzico di realpolitik. Da una parte quindi i consueti scioperi della fame e della sete (chiedete a Marco Pannella di fare semmai lo sciopero delle sigarette, se è capace) e dall'altra un occhio di riguardo per il compagno di governo Romano Prodi, cui i radicali stanno perdonando tutta l'ignavia dimostrata nei mesi scorsi proprio in tema di diritti civili. Prodi è quello che vorrebbe sospendere l'embargo delle armi alla Cina, è quello che il 12 ottobre scorso non ha neppure voluto incontrare il Dalai Lama, è quello che non si è opposto alla candidatura del venezuelano Hugo Chavez al Consiglio di Sicurezza. E adesso la moratoria sulla pena di morte sembra quasi che l'abbia inventata lui: e però leggetevi i titoli di un paio di comunicati firmati nei mesi scorsi dal radicale Matteo Mecacci, membro della Rosa nel pugno. 19 ottobre: «Pena di morte, le dichiarazioni del sottosegretario Vernetti confermano la mancanza di un vero impegno del governo sulla moratoria delle esecuzioni capitali». 28 dicembre: «Grave che Prodi non abbia ancora pensato a iniziative internazionali, la campagna “Nessuno tocchi Saddam” è in corso da mesi e ha già ricevuto prestigiose adesioni internazionali». Se Prodi vuole dissentire dagli scioperi di Marco Pannella, dunque, può anche farlo. Basta che non chieda, salito sul carretto radicale per due o tre metri, perché Pannella li faccia. January 04 Pannella usa Saddam per tenere in vita i RadicaliLa simpatia e la riconoscenza dovute a Marco Pannella per tante battaglie civili condotte controcorrente nella sua ormai lunga attività politica, spesso anche a costo di quelle che Vittorio Sgarbi con troppa durezza ha definito «insopportabili sceneggiate», non possono rimuovere domande e sospetti sulle sue ultime iniziative. Mi riferisco alla campagna per la fine delle sofferenze del povero Pier Giorgio Welby, rimasto per troppo tempo prigioniero del suo corpo irrimediabilmente paralizzato, e allo sciopero della fame e della sete (per ora sospeso) per salvare la vita a Saddam Hussein, proseguito anche dopo l’impiccagione del sanguinario dittatore iracheno per ottenere la mobilitazione del governo italiano all’Onu contro la pena di morte. Che è sempre iniqua, anche quando viene comminata ad assassini incalliti e pericolosi come certamente fu Saddam. Pannella sa benissimo che il rifiuto della pena di morte è già radicato e diffuso tra le forze politiche italiane. La Lega è l’unica, tra i partiti che contino, a indulgere ancora al cappio, sventolato nell’aula di Montecitorio negli anni orribili di Tangentopoli persino contro gli imputati più o meno eccellenti di «Mani pulite», peraltro destinati in gran parte ad uscire assolti dai processi con sentenze disinvoltamente ignorate o distorte dai gazzettieri del giustizialismo. Egli sa altrettanto bene che il governo italiano, affrettatosi ad accontentarlo, non potrà incidere più di tanto sull’Onu, affollata di Stati piccoli e grandi, come Stati Uniti e Cina, contrari all’abolizione o alla moratoria della pena di morte. Pannella, certo, può ben obiettare che le cause alle quali si crede fermamente vanno combattute a prescindere dalla possibilità di vincerle. Ma non può per questo dissipare il dubbio ch’egli abbia astutamente colto al volo le occasioni offertegli dai casi pur tanto diversi di Welby e di Saddam, accomunati suggestivamente nel loro «sovraccarico di simboli» anche da Adriano Sofri, per distrarsi e distrarre il suo pubblico dalle difficoltà politiche in cui i radicali si sono cacciati con l’improvvida e decisiva adesione alla cosiddetta Unione di Romano Prodi. Che senza Pannella non avrebbe racimolato i ventiquattromila voti e rotti con i quali nelle elezioni di aprile si aggiudicò un sostanzioso premio di maggioranza alla Camera e quindi il governo, pur disponendo fra i senatori solo di un margine da cardiopalma. Se il bilancio del secondo governo Prodi è negativo, come è provato dalla impopolarità assegnatagli da tutti i sondaggi, lo è ancora di più quello della partecipazione dei radicali, portati da Pannella nella coalizione per garantirne e sostenerne l’aspetto riformatore: esattamente quello che è mancato con la grandinata fiscale della legge finanziaria. La fase 2, quella delle riforme reclamata per quest’anno da Piero Fassino e Francesco Rutelli, è già svanita con il prezzo pagato dal presidente del Consiglio alla sinistra massimalista contestando l’urgenza di un intervento sui conti pensionistici. Il «seminario» ministeriale annunciato per l’11 gennaio nella reggia di Caserta non cambierà certamente le cose. Del resto, lo stesso Pannella è tornato qualche giorno fa dai microfoni di Radio Radicale ad usare la felice formula dei «quasi buoni a niente» da lui coniata in ottobre per rappresentare il governo di Prodi. Ma quel «quasi» ormai gli calza addosso come un flaccido perizoma. Il buon Marco farebbe bene a rinunciarvi ammettendo di avere sbagliato quella che di cuore gli auguro sia stata solo la sua penultima scommessa politica. November 05 La Coop sono loro!Dopo il caso dell’Antonveneta, dell’Unipol, della Banca Popolare Italiana, di Fazio, di Consorte, di Gnutti, di Ricucci, di Fiorani, della difesa dell’italianità e di una vicenda in cui in galera non ci sono andati soltanto i politici. Dopo tutto questo siamo punto e capo con la difesa del sacro suolo della Patria. Da quanto risulta Caprotti, il proprietario dell’Esselunga, vuole vendere alla multinazionale inglese Tesco. La Coop non è d’accordo. La Coop sei tu, ma anche Fassino, Bersani e D’Alema. E’ il forziere dei voti dei nuovi socialisti italiani: i Ds. Esselunga ha comprato due pagine sul Corriere della Sera di ieri. Ci sono dichiarazioni interessanti degli ultimi anni. Alla faccia delle liberalizzazioni di Bersani. “Mi dicono che Caprotti voglia vendere, guai a perdere Esselunga, deve rimanere in mani italiane. Mi sono spiegato?” Cesare Geronzi “...io credo che il sistema amministrativo abbia anche delle leve in mano. Così come il governo...Di sicuro nessuno entra in un mercato a dispetto della sua classe dirigente, politica, economica” Pierluigi Bersani “...sono rimaste le Coop e c’è ancora la Esselunga... il governo può metterle insieme... può fare una politica perchè stiano assieme...” Romano Prodi October 27 Complotto!!!In tutto il mondo le dichiarazioni dei redditi di un uomo politico sono accessibili all'opinione pubblica. In Italia lo stesso Governo che vara misura che consentono di entrare direttamente sui conti correnti bancari definisce la consultazione di un 740 un atto complottista di spionaggio? Ma siamo matti?!? October 12 "Libera" TV in libero StatoPERCHÉ TARDA IL CIAK DEL SANGUE DEI VINTI ?
È tutto pronto: la sceneggiatura di Dardano Sacchetti tratta dal best-seller di Giampaolo Pansa, la regia di Alberto Negrin, la produzione della Rai con Alessandro Fracassi. Ma la fiction sul Sangue dei vinti, primo libro della trilogia sul lato sanguinario della Resistenza dopo la caduta di Mussolini, non ha ancora battuto il primo ciak, previsto per settembre. Farraginosità di Viale Mazzini, dove Curzi fa sentire la sua voce, o rallentamenti nati nei palazzi della politica? October 11 Promesse elettorali...Le promesse di Prodi, fatte in campagna elettorale, si stanno realizzando...
Ieri (30/03/2006)
Se Tremonti dice che aumenteremo le aliquote Irpef per gli autonomi fa delinquenza politica.
Oggi
Aumentate le aliquote per artigiani e autonomi.
Ieri (03/04/2006) [forse questo è un "pesce d'aprile" in ritardo di due giorni...]
La tassa di successione riguarderà solo i grandi patrimoni, fortune da molti milioni di euro.
Oggi
Tassa di successione anche sulla prima casa.
Ieri (30/03/2006)
Non toccheremo né i Bot né i Cct. Il prelievo al 20% è un obbligo di lungo periodo.
Oggi
Prelievo del 20% sui Bot già in finanziaria. October 10 L'industria del citofonoGiuliano Amato si è messo in testa di punire tutti i clienti delle prostitute. La diessina Barbara Pollastrini invece si è messa in testa di perorare la causa delle cooperative di prostitute (anche di prostitute) ma don Oreste Benzi dissente, perché dice: prima liberiamole dai loro schiavisti, poi vediamo quante rimangono a fare questo mestiere. Infine: la Pollastrini, ancora, ci informa che la prostituzione è cambiata in quanto «non siamo più di fronte a prostitute che lo fanno per libera scelta». Allora, nell'ordine: 1) Le prostitute di cui parla la Pollastrini ci sono da almeno 15 anni e sono tutte straniere, oggetto di un'autentica tratta e problema di ordine rigorosamente pubblico; 2) Nessuna di costoro, da libera, farebbe probabilmente la prostituta perché è stata attirata in Italia da ben altri miraggi: figurarsi se si costituirebbe in cooperativa; 3) In generale stanno parlando solo delle prostitute da strada che ormai sono un'infima minoranza rispetto al numero di prostitute frattanto cresciuto in maniera impressionante e che già opera per liberissima scelta in casa propria, non in cooperativa. Fate una prova: digitate «escort» in un qualsiasi motore di ricerca e poi, di seguito, il nome della vostra città. Le schermate vi spiegheranno come funziona la prostituzione oggi: foto, recapiti e persino recensioni dei clienti. Per alcuni un problema morale, per altri un problema fiscale.
Filippo Facci da Il Giornale 10/10/2006 October 09 Finanziaria 2007"Meno tasse, ma le pagheranno tutti". Questo è stato lo slogan della campagna elettorale di Prodi e di tutto il centro sinistra. Passando al setaccio il disegno di legge finanziaria 2007, il decreto legge di delega in materia fiscale e il decreto legge collegato, scopriamo invece che le nuove tasse sono ben 69! Coraggio, allora, mano al portafoglio! October 08 Benedetto XVI e la famigliaDurante l'Angelus odierno, il pontefice ha posto la propria attanzione sulla famiglia, un'istituzione che oggi viene messa continuamente in discussione da movimenti, partiti e persino da alcuni governanti. Queste le parole del papa prima della preghiera mariana:
<<Il mio pensiero va a tutti gli sposi cristiani: ringrazio con loro il Signore per il dono del Sacramento del matrimonio, e li esorto a mantenersi fedeli alla loro vocazione in ogni stagione della vita, "nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia", come hanno promesso nel rito sacramentale. Consapevoli della grazia ricevuta, possano i coniugi cristiani costruire una famiglia aperta alla vita e capace di affrontare unita le molte e complesse sfide di questo nostro tempo. C’è oggi particolarmente bisogno della loro testimonianza. C’è bisogno di famiglie che non si lascino travolgere da moderne correnti culturali ispirate all’edonismo e al relativismo, e siano pronte piuttosto a compiere con generosa dedizione la loro missione nella Chiesa e nella società.>>
Queste parole invitano a riflettere su un mondo che sta cambiando: l'individuo viene "tritato" dai ritmi di una società frenetica che dimentica gli irrinunciabili valori morali della nostra cultura e che si ispira sempre più a teorie relativiste. October 07 Primo messaggioEccoci quà...
in molti hanno un blog...e io ho pensato bene di adeguarmi subito!
Non so quanti leggeranno quello che scriverò, non oso nemmeno pensare a quanti intenderanno lasciare un commento...resta il fatto che scriverò comunque qualcosa (anche perchè non ho niente da fare)! Sono sicuro che mi perdonerete gli eventuali errori grammaticali, dato che questo è un blog e non un tema!!!
A questo punto direi che può terminare quì il primo messaggio (con la speranza che non sia l'ultimo)!
Saluti!
Vittorio |
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