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    February 18

    Eh eh eh...Walter...non fare il furbacchione...

     
    February 15

    Alleanze e legge elettorale...per chiarirsi le idee

    La legge elettorale vigente, con la quale si tornerà al voto, prevede un sistema, che riprende alcune caratteristiche del sistema proporzionale (in particolare il voto di lista per il partito) ma le subordina al principio fondamentale del sistema maggioritario (chi prende un voto in più ha vinto). Approvato a dicembre 2005 nella precedente legislatura a maggioranza di centrodestra, il sistema elettorale è definito spesso ‘‘Porcellum’’ perchè il suo stesso ideatore, il leghista Roberto Calderoli, parlando della sua legge a Matrix nel marzo 2006, dichiarò: ‘‘si dovrà riscrivere. Glielo dico francamente, l’ho scritta io ma è una porcata’’. In seguito, tuttavia, Caldaroli sostiene che la definizione si riferiva alle modifiche apportate alla legge, su intervento del Capo dello Stato, riguardo al premio di maggioranza.

    Il Capo della coalizione - Le coalizioni sono identificate dal nome del loro capo (che nel 2006 erano Romano Prodi per l’Unione, Silvio Berlusconi per la Cdl). Il fine della legge è, infatti, quello di aggregare le coalizioni prima del voto, e di indicare al Capo dello Stato la persona da nominare Presidente del Consiglio, assieme alla maggioranza di governo che lo dovrà sostenere. Nel 2006 le liste collegate a Prodi, per la Camera, ebbero circa 25.000 voti in più di quelle collegate a Berlusconi, determinando la vittoria dell’Unione.

    Partiti e coalizioni - L’elettore vota per il partito che sceglie; in questo modo, però, indica implicitamente anche la coalizione di governo preferita e la persona che dovrà guidare il governo. Non è ammessa la possibilità di votare per un partito e scegliere una coalizione diversa (come accade invece per i sindaci, i presidenti di provincia e delle regioni).

    Premi di maggioranza - La coalizione che ha ricevuto più voti ha diritto al premio di maggioranza, pari al 55 per cento dei seggi (se non abbia già diritto, in base ai voti ricevuti, ad una percentuale più alta). Il premio è applicato su base nazionale alla Camera (con esclusione della Val d’Aosta), ed equivale a 340 seggi su 630, che vengono ripartiti fra i partiti in proporzione ai voti ottenuti (mentre i partiti sconfitti si dividono gli altri). Per il Senato, il premio di maggioranza è assegnato regione per regione: la coalizione che vince prende il 55 per cento dei seggi. Non è prevista alcuna soglia minima da raggiungere per avere diritto al premio: è su questo punto che la Corte ha segnalato al Parlamento l’esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi. È da notare che, secondo la legge vigente, il premio di maggioranza può essere assegnato sia alla lista sia alla coalizione: è sbagliato credere che venga assegnato solo alla coalizione. Ciò è stato ricordato esplicitamente nella sentenza della Corte Costituzionale del 30 gennaio scorso.

    Sbarramenti - Alla ripartizione dei seggi sono ammessi solo i partiti che abbiano superato gli sbarramenti previsti; questi non sono uguali per tutti, perchè concepiti in maniera da premiare i partiti che si coalizzano a discapito di quelli che si presentano al di fuori delle coalizioni principali.

    Alla Camera - I partiti coalizzati sono ammessi alla ripartizione dei seggi se hanno avuto almeno il 2 per cento dei voti; ma è previsto anche il ripescaggio del partito più votato fra gli esclusi di ciascuna coalizione. Cosi, ad esempio, nel 2006, nell’Unione fu ripescata l’Udeur, che aveva avuto l’1,4 per cento; mentre nella Cdl fu ripescata la lista comune fra Nuovo Psi e Dca, che aveva avuto solo lo 0,7 per cento. Per i partiti non coalizzati, la soglia di sbarramento sale al 4 per cento. Se tuttavia una coalizione non raggiunge il 10 per cento, i suoi partiti sono esclusi comunque.

    Al Senato - valgono principi analoghi, ma le soglie sono diverse, e sono sempre considerate su base regionale: 3 per cento per i partiti coalizzati (senza ripescaggi); 8 per cento per i non coalizzati; 20 per cento per le coalizioni.

    Eletti all’estero – Nella Circoscrizione Estero sono eletti i 12 deputati e 6 senatori riservati agli italiani residenti all’estero, ma i relativi voti non entrano nel calcolo dei premi di maggioranza.

    Quote rosa - La legge elettorale non prevede alcuna riserva di candidature né altri meccanismi per promuovere la presenza di donne in parlamento.

    Preferenze - Non è ammessa la possibilità di indicare la preferenza fra i candidati (cosiddette liste bloccate): i candidati vengono eletti in base all’ordine di presentazione.

    February 11

    Io e il Presidente

    silvio2 copia

     

    February 08

    Veltroni, un film già visto

    "Mai stato COMUNISTA"
     
    February 06

    Prodi, ventidue mesi da dimenticare

    di Luca Telese

    prodiparlamento

     

    Per essere la legislatura più corta della Seconda Repubblica, ne sono successe di cose, un grande Carnevale di suoni, facce, colori, polemiche, scontri feroci, una grande telenovela piena di durezza, ma senza vero dramma, che ha aperto e chiuso la prima e ultima stagione dell’Unione al governo.

    Era cominciata, questa legislatura, con la faccia terrea di Piero Fassino, che per primo, nel cuore della notte elettorale, si era presentato davanti alle telecamere per dire: «Abbiamo vinto». E a rivederla con gli occhi di oggi, quella faccia, in qualche modo era una profezia, perché non si è mai visto uno che proclama una vittoria con la stessa espressione con cui potrebbe partecipare a un funerale, non si è mai vista una legislatura che inizia nel segno della controversia, e persino del paradosso elettorale, 24mila voti di differenza alla Camera e 240mila (ma in meno) al Senato. Ed infatti, già la campagna elettorale era stata un bel paradosso, i sondaggi dicevano che l’Unione era 10 punti in vantaggio, era finita testa a testa, con qualche mistero elettorale nelle urne campane. Appena nata, la coalizione dell’Unione, diventava qualcosa a metà strada fra il caso scientifico e la telenovela. Il primo voto, quello sull’indulto, creava un mezzo terremoto nel governo, traeva con forza sulla ribalta due dei personaggi di maggiore successo del fotoromanzo ulivista, Antonio Di Pietro e Clemente Mastella, continuamente intenti a litigare: «Se c’è lui me ne vado io», annunciava già due anni fa Clemente Mastella, «Se ne vada pure, così non fa danni», rispondeva Antonio di Pietro. Di Pietro e Mastella litigavano praticamente su tutto, sulla legalità, sulle sentenze, sulle leggi di ciascuno, e si combattevano soprattutto a colpi di «penultimatum», pronti ad andarsene, ma bene inchiavardati alle poltrone. E Di Pietro rischiò di far cadere il governo con un voto al Senato sul ponte sullo Stretto di Messina, Mastella oltre che per l’indulto, per tutte quelle che ha enumerato come tappe del suo «calvario». «Me l’aveva detto Cossiga - ha sospirato poi - dal primo giorno che ti insedi a via Arenula finirai in un guaio».

    Ma oltre alla dinamica garantismo-giustizialismo questo governo nasceva su una strepitosa collezione di contrari, le piante di marijuana coltivate (per scherzo?) da Francesco Caruso, deputato di Rifondazione nel cortile di palazzo Montecitorio, e all’estremo opposto il cilicio del socio numerario dell’Opus Dei Paola Binetti. La seriosa oratoria monarchica di Domenico Fisichella (Margherita) e la perseveranza tardo trotzkista di Franco Turigliatto. Ma anche dissidi antichissimi e duri a morire, come quello fra la moglie di Fassino, Annamaria Serafini, e la ministra Livia Turco, quando il governo si arenò sulla tormentatissima legge sui Pacs, che poi diventavano Dico, che poi sono diventati Cus, la legge che aveva il nome di un commando ultrà e che avrebbe dovuto regolamentare le unioni civili. Le due donne di carattere dei Ds si trovarono su sponde opposte, in un’altra giornata che fece tremare il governo. La Turco tesa alla difesa del progetto di legge, la Serafini intenta alla mediazione con i neocon della Margherita.

    Ogni volta che la situazione si faceva disperata (ma non seria), le premonizioni del dramma venivano stemperate da qualche uscita fuori tono, ad esempio le esternazioni surreali del ministro Padoa-Schioppa (capace di farsi censurare due volte dal Tar, sulla Rai e sul caso-Speciale): «Abbiamo dato un contributo per mandare i bamboccioni fuori di casa, eh eh» o «Le tasse sono bellissime». Mastella arrivò in un’altra giornata di ira ad autosospendersi dal governo (anche senza dimissioni) una trovata geniale di cui molti stentavano a capire le modalità, e che lui stesso chiariva così: «Semplice, oggi non vado in Consiglio dei ministri». E sempre lui, il ministro della Giustizia, fu esageratamente crocifisso per una foto pubblicata dal settimanale L’Espresso, che lo ritraeva intento a prendere un volo di Stato, insieme al figlio Elio, per partecipare a una premiazione del gran premio. Per un altro dei grandi misteri mediatici, per tre giorni fu bersagliato di lazzi e improperi, ma nessuno si ricordava che su quello stesso aereo c’era anche un altro ministro, Francesco Rutelli. Dopo la grande polemica sui politici che prendevano gli aerei di Stato, il governo Prodi trovò una bella soluzione, quella di far pagare il biglietto ai giornalisti (disposizioni in linea di principio condivisibili), però a un prezzo superiore a quello di mercato (300 euro per un volo nazionale!).

    Ed infatti infuriava già lo spettro della «casta», i politici che improvvisamente scoprivano di non poter fare quello che facevano fino al giorno prima. Uno dei primi a farne le spese, con una piccola gogna mediatica, fu il governatore ulivista della Liguria, Claudio Burlando, sorpreso dalla polizia stradale contromano su uno svincolo autostradale, per oltre un chilometro, con un incidente mortale evitato per un soffio, e privo di patente. Agli agenti quasi increduli, Burlando mostrava un tesserino (scaduto da cinque anni!) della Camera dei deputati. «Era l’unico documento che avevo con me», spiegò, con grande sincerità, ma forse proprio quella spiegazione era un segno dei tempi.

    E intanto Napoli finì per una prima volta sotto l’immondizia, il commissario (il terzo, ad essere sinceri) Guido Bertolaso invocava fiducia dal governo che lo aveva nominato, ma che non gli copriva le spalle nelle sue scelte difficili, arrivò a minacciare tre volte le dimissioni, una volta le diede pure, e poi fu congedato. Il suo piano fu via via sterilizzato, il sito più importante che aveva individuato, la cava di Serre, fu depennato per le proteste del ministro Alfonso Pecoraro Scanio, lo stesso che con un altro provvedimento mirato, senza che nessuno protestasse, aveva fatto togliere gli incentivi economici agli inceneritori.

    E così si arrivò al grande sfascio della manifestazione pacifista contro la base di Vicenza. Il governo di Prodi, sostenuto dalle bandiere della pace, era riuscito nell’incredibile impresa di raddoppiare da 15 a 30 milioni di euro le spese per la missione in Afghanistan (altro che quel guerrafondaio di Berlusconi). Il presidente del Consiglio riuscì a fare esplodere la sua maggioranza, autorizzando (dopo aver detto il contrario) il raddoppio della base Usa Dal Molin. Il popolo della sinistra accorse a Vicenza, sfilò per le strade, il giorno dopo, i senatori Franco Turigliatto e Fernando Rossi, fecero venir meno la maggioranza.

    E poi, di nuovo Napoli finì sotto l’immondizia, e probabilmente sui rifiuti, immagine simbolo dell’Italia prodiana «in declino», il governo sarebbe sonoramente caduto, visto che Prodi fece in tempo ad annunciare un «piano dei dieci giorni», che ovviamente non si è realizzato neanche ora che ne sono passati venti. Invece il governo è caduto prima, di nuovo su Mastella, per l’esattezza, dopo quello che Giuliano Ferrara ha definito «un atto osceno», l’arresto della moglie del ministro, Sandra Lonardo. L’ultimo rantolo di vita del governo, fu ancora una volta l’aula suk del Senato, dove ogni voto di fiducia si doveva comprare offrendo a un senatore tirolese gli sgravi per la benzina in Alto Adige, o a uno sudamericano i fondi per gli italiani all’estero. L’ultimo giorno di vita è stato un ennesimo Carnevale a palazzo Madama, gli sputi del senatore Tommaso Barbato al suo compagno di banco Nuccio Cusumano, lo svenimento di quest’ultimo, il tracollo delle armate prodiane.

    February 04

    Cuba libre!

    Yoani Sanchez finge di essere una turista tedesca
    per poter accedere alle postazioni internet dei grandi hotel dell'Avana.
    Perché a Cuba vige l'apartheid nei confronti degli stessi cubani,
    che non possono entrare negli alberghi, riservati ai turisti stranieri.
    La connessione a internet è poi lentissima e costosissima.
    Ma Yoani, 32 anni, laureata in filologia, non si perde d'animo
    e continua ad aggiornare il suo blog dove parla della difficile vita
    di tutti i giorni sotto il regime castrista. Non lancia proclami
    politici, non incita alla ribellione, ma il solo fatto che descriva
    la realtà così come è, senza fronzoli,
    la mette in pericolo. Come è successo a molti giornalisti liberi,
    nella Primavera Negra, quando vennero incarcerate più di 70
    persone che non si piegarono al regime. Intervistata dal Wall Street
    Journal, Yoani dice di essere pronta a finire in carcere. Ma noi non
    dobbiamo permettere che questo sia il suo destino. Ecco l'indirizzo
    del suo blog, che tutti gli amanti della libertà devono conoscere
    http://www.desdecuba.com/generaciony/

    January 26

    Il nostro potere più grande

    Ostinazione, cocciutaggine, arroganza: quanto basta per andare a sbattere contro il muro del Senato. Un teatrino che poteva essere tranquillamente evitato, un pomeriggio dall'esito già scontato, sicuramente auspicato. Ci speravamo, ci credevamo, ma un po' di paura c'era, inutile negarlo: chissà quanti sono stati tentati da 30 denari d'argento offerti dal Sinedrio di Palazzo Chigi a qualche novello Iscariota pronto a tradire il malessere rappresentato dalla maggioranza del popolo italiano. L'abbiamo visto tutti, un certo senatore Cusumano, l'abbiamo visto difendere con forza le sue idee, l'abbiamo visto mentre parlava con grande foga riempiendosi la bocca di retorica. L'abbiamo poi visto svenire, accasciarsi tra i banchi di Palazzo Madama, quasi a volersi nascondere, mentre gli (ex) amici di partito lo apostrofavano per il modo in cui ha venduto un voto che poteva essere decisivo. Con Cusumano è fallito un certo modo di fare politica: la politica delle compra-vendite sfrenate, del do ut des senza ritegno, la politica dei giochini da palazzo. La gente è stanca, è lontana, è affascinata dai capi popolo alla Beppe Grillo. Non abbiamo De Gasperi da offrire agli elettori, è vero, ma si può anzi, si deve, portare avanti la sua idea politica. "Fare politica - sosteneva De Gasperi - vuol dire realizzare". Cosa c'è di più semplice, bello e appassionante di poter migliorare la vita di un Paese? Il presidente Berlusconi, spesso ama ricordare che fare politica significa fare cose concrete. Allora occorre rimboccarsi le maniche e iniziare a lavorare, occorre capire il pensiero e il sentimento della gente, dei nostri concittadini, degli amici, dei vicini di casa. Occorre immergersi nel quotidiano, capire i problemi e pensare alle soluzioni. Bisogna capire che non si è fatti per comandare quanto per servire, che non si è i primi ma gli ultimi, che non si sale ma si scende. Bisogna, prima di tutto, dare la parola alla gente. Il popolo è sovrano, rendiamogli il suo potere, solo così si potrà rinascere.

    January 25

    La fine di un incubo

     
    January 14

    Parole contestate

    Nell’ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall’uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile. Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.

    Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne – già nel secolo successivo – elevato a mito dell’illuminismo. Galileo appare come vittima di quell’oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l’Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l’avversario della libertà e della conoscenza. Dall’altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell’uomo dalle catene dell'ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell’oscuro Medioevo.

    Secondo Bloch, il sistema eliocentrico – così come quello geocentrico – si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l’affermazione dell’esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività.

    Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell’accaduto. Bloch espone solo una concezione moderna della scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae: «Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo».

    Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione».

    Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica. Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande.

    Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica.


    Joseph Ratzinger

    "Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti",

    Edizioni Paoline, Roma 1992, pp. 76-79.



    January 10

    Liberi di vivere

    LIBERI DI VIVERE

    “LIBERI DI VIVERE”
    Appello al Presidente della Repubblica 
    Giorgio Napolitano

    La malattia, la sofferenza e la morte sono inevitabilmente parte della vita di ogni essere umano. 

    Poiché nessuna condizione di salute toglie dignità alla vita umana, in una società davvero libera, solidale e democratica, malattia e sofferenza non possono e non devono diventare motivo di solitudine, abbandono, emarginazione e discriminazione sociale del malato e della sua famiglia, come è indicato negli articoli 3 e 32 della nostra Costituzione e in molte altre Dichiarazioni e Convenzioni internazionali, ultima delle quali la Convenzione dei diritti delle persone con disabilità, promulgata dall’assemblea generale dell’ONU il 13 dicembre 2006 e firmata dall’Italia il 30 marzo 2007.

    Pur nei limiti imposti dalla loro condizione, i malati e loro famiglie vogliono poter continuare la loro vita con dignità e in libertà. Essi non sono un peso per la società, ma sono per tutti un esempio di coraggio e di capacità di vivere, che le istituzioni a ogni livello, nazionale e locale, devono sostenere e promuovere. 

    Per questo motivo, chiediamo al Presidente della Repubblica di esercitare l’autorevolezza che gli deriva dall’essere il Capo dello Stato e il garante di tutti i cittadini affinché le istituzioni tutte, a ogni livello: 

    1. Pratichino un riconoscimento concreto, tramite investimenti di tipo economico e di promozione culturale, della dignità dell'esistenza di ogni malato, con particolare attenzione ai malati di sclerosi laterale amiotrofica. 

    2. Intervengano con adeguate misure legislative e regolamentative per dare ogni cura e sostegno adeguato per combattere il dolore e garantire che ognuno possa ricevere ogni cura sostegno adeguati.

    3. Sostengano le associazioni di malati e più in generale le organizzazioni che si impegnano nello stare accanto ai malati e alle loro famiglie. 

    In questi ultimi anni il dibattito pubblico e la richiesta alle istituzioni si è incentrata sulla richiesta della libertà di poter morire. Ciò che noi chiediamo alle istituzioni è che i malati e le loro famiglie siano finalmente messi nelle condizioni di essere liberi di vivere.


    December 31

    L'anno dei record

    Il 2007 si chiude sotto il segno dell'Inter. Campione d'Italia con numeri straordinari ed impressionanti nell'anno solare che si è concluso con la vittoria nel derby di Natale. I nerazzurri, nelle 37 partite disputate nel 2007 (dal 13-01 al 23-12), hanno totalizzato ben 92 punti, 22 in più della Roma, ottenendo una media di 2,48 a gara. Mai nessuno, da quando vengono assegnati tre punti a vittoria, era riuscito a fare tanto. La scriscia positiva in campionato è di 23 giornate (ultima sconfitta in campionato contro la Roma al "Meazza" nell'aprile scorso), persino migliore la serie di risultati utili in trasferta: 28 gare senza sconfitte (20 vittorie e 8 pareggi). Il 2-1 sul Milan dello scorso 23 dicembre è stata la decima vittoria consecutiva dell'Inter tra campionato (6), Champions League (3) e Tim Cup (1). Al "Meazza", Javier Zanetti e compagni hanno mantenuto una marcia incredibile (in questo campionato 25 punti su 27 disponibili): i nerazzurri vanno a segno in casa da 47 partite consecutive, con 112 reti complessive realizzate (con la Reggina, nella primavera 2005, l'ultima in "bianco" del campionato). La squadra di Roberto Mancini ha già conquistato il titolo, seppur simbolico, di campione d'inverno per il campionato 2007-2008.
    December 24

    Che Natale...

    [img no.102337 © inter.it]
    December 13

    La sfera e la croce

    Sebbene si tratti di un caso isolato, l'episodio deve comunque far riflettere, perché è indice di una brutta aria che si respira nei rapporti tra la nostra civiltà occidentale e l'Islam: Baris Kaska, avvocato turco esperto di diritto europeo, si è rivolto ad un giudice di Smirne per chiedere l'annullamento della partita di Champions League Inter-Fenerbahce (svoltasi allo stadio Meazza lo scorso 27 novembre e terminata col risultato di 3 a 0) non a causa di qualche irregolarità o illecito sportivo, ma a motivo della maglia indossata dall'undici meneghino. Sì, perché quella sera i campioni d'Italia non vestivano la solita casacca nerazzurra, bensì la divisa del centenario, quella bianca con la croce rossa. Si tratta dello stemma di Milano, il quale, però, ha fatto venire in mente a Kaska l'abito indossato dai Templari che combatterono le crociate. Secondo l'avvocato turco, è stato un vero e proprio affronto ai musulmani: «Quella croce - ha dichiarato in una intervista rilasciata al quotidiano spagnolo La Vanguardia - mi ha ricordato i giorni sanguinari del passato. Vedendo la partita di San Siro ho provato grande turbamento e un terribile dolore nell'anima», perché l'Inter «ha manifestato in forma esplicita la superiorità razzista di una religione».

    Non è bastato, a Kaska, il fatto che in occasione della partita di andata, svoltasi a Istanbul, l'Inter avesse precauzionalmente rinunciato alla divisa «crociata», consapevole degli attriti che avrebbero potuto aver luogo con la tifoseria locale; per l'avvocato di Smirne il team milanese avrebbe dovuto vestire la solita maglia nerazzurra anche in casa, e questo dopo che sia l'Uefa che la stessa dirigenza del Fenerbahce avevano dato il loro placet alla richiesta della squadra di giocare con la maglia del centenario. Una decisione, quella dell'Uefa, che è stata presa di mira anche da qualche giornale turco. Il quotidiano Radikal, ad esempio, ha affermato perentoriamente che «i tre gol di quest'Inter crociata devono essere cancellati». E altri giornali hanno abbinato la foto dei giocatori interisti a quella di un templare.

    Già il fatto che la scelta della casacca da indossare in un incontro sportivo debba essere concordata a livello internazionale per non urtare la sensibilità di qualcuno la dice lunga sullo stato in cui versano i rapporti tra civiltà in questo inizio di terzo millennio e su come la tanto invocata «tolleranza» e il tanto auspicato «rispetto» siano spesso richiesti soltanto a una parte in causa - ovviamente l'Occidente. Ma la cosa che più deve far pensare è che non soltanto noi «crociati» dobbiamo rinunciare ad esporre i simboli della nostra storia e della nostra fede nei Paesi musulmani, ma dovremmo farlo - secondo Kaska e secondo i quotidiani turchi - anche in casa nostra. Il brutto è che ciò, qualche volta, già succede. E a provarlo non ci sono soltanto i crocifissi rimossi dalle aule scolastiche o dalle stanze d'ospedale per un malinteso senso di «tolleranza». Anche episodi apparentemente più banali devono far riflettere. Qualche tempo fa, ad esempio, la trasmissione di Rete4 Forum ha mandato in onda il caso di una ditta del nord Italia nella quale il padrone, anch'egli per non «urtare» la sensibilità di alcuni suoi dipendenti musulmani, ha fatto cancellare dal menu della mensa aziendale tutti i piatti a base di carne di maiale, impedendo così anche agli impiegati italiani di mangiare portate tipiche della loro «dieta». Il giudice, per fortuna, ha in questa occasione dato ragione agli «autoctoni», ma chissà quanti altri casi che non raggiungono la ribalta mediatica esistono e proliferano nel silenzio generale...

    Per tornare al capitolo dello sport, se alla vicenda di Inter-Fenerbahce e alla richiesta dell'avvocato turco aggiungiamo la decisione - poi parzialmente «rientrata» - del Bocog, il comitato organizzatore delle prossime Olimpiadi di Pechino, di non permettere l'ingresso in territorio cinese di simboli religiosi, il quadro che ne viene fuori è davvero desolante. Se la conditio sine qua non per garantire lo svolgimento pacifico di una competizione sportiva è la rinuncia alla propria storia, alla propria civiltà, alla propria identità religiosa, allora significa che il «politicamente corretto» non è più soltanto una tra le ideologie ancora in vita, ma esercita ad ogni livello, persino a quelli più alti di rappresentanza internazionale, una sorta di «dittatura soft». La quale non soltanto impedisce di chiamare le cose con il loro nome, ma anche e soprattutto fa il gioco di coloro che vorrebbero usare tale rinuncia come grimaldello per scardinare, dall'esterno o dall'interno, con le buone o con le cattive, i capisaldi su cui è stata edificata la civiltà occidentale.

    Lo sport - si dice - dovrebbe unire nel nome di valori universalmente condivisi come l'uguaglianza, la fratellanza, il rispetto. E per questo - si dice ancora - esporre simboli «di parte» è inutile e controproducente. Ma è un dato di fatto che tali valori abbiano preso forma storica e giuridica proprio in quell'Occidente cristiano al quale oggi si chiede di rinunciare, più o meno in toto, ai segni che rappresentano la sua civiltà. Oscurare l'Occidente significa perciò oscurare anche l'universalità dei principii che esso ha contribuito a realizzare nel mondo intero.

    ! Gianteo Bordero
    bordero@ragionpolitica.it

    Venghino siori venghino!

    L'Inter non lascia, anzi, raddoppia!
    Alla faccia dell'avvocato turco tifoso del Fenrebahce (dovrebbe ringraziarci per battuto il PSV....) che aveva sollevato dubbi sulla maglia rossocrociata (era quella dell'Ambrosiana...bei tempi...), nel negozio virtuale del Club di via Durini è possibile trovare anche una polo e un giubbotto con tanto di 'croce templare'!
    Ad maiora!
    INTER POLO TRANSIT 07/08 INTER GIUBBOTTO 07/08

    December 12

    Peppino Prisco facci un gol


    inter.it 90130


    Si è ascoltato anche domenica, nel secondo tempo di Inter-Torino: "Peppino Prisco facci un gol". Capita spesso, capiterà sempre. È il giusto riconoscimento di un amore che non ha mai tradito, probabilmente neppure quell'attimo prima di lasciarci, durante il quale - così disse - avrebbe voluto cambiare maglia, ma solo per togliere un tifoso all'avversario.

    Quanto ci manca, ascoltando il calcio parlato di oggi, l'ironia intelligente e sottile di un avvocato, di un alpino astemio, di un interista cronico, di un dirigente capace, del tifoso dei tifosi. Sono passati già sei anni da quella mattina del 12 dicembre 2001 nella quale è andato via in contropiede, al capolinea di una notte e dei festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno.

    Giuseppe Prisco, nato a Milano il 10 dicembre 1921, di origini napoletane.

    Interista dichiarato dal 1929, domenica di un derby (vinto) sul campo di via Goldoni.

    I suoi amori: l'Inter, gli Alpini, l'avversario del Milan, l'avversario della Juve. Ha vinto: 10 scudetti, 4 coppe italia, 3 supercoppe italiane, 2 coppe dei campioni, 2 coppe intercontinentali, 3 coppe uefa.

    December 11

    Il mondo è dei pirla


    INTER MAGLIA GARA AWAY 07/08 RAGAZZO
    MILANO, 10 dicembre 2007 - "L’Uefa deve cancellare la vittoria dell’Inter sul Fenerbahçe in Champions League". I tifosi nerazzurri stiano tranquilli: non c’è alcun processo per illecito sportivo in ballo. Si tratta più semplicemente della richiesta presentata da Baris Kaska, un avvocato turco esperto di diritto europeo e grande tifoso della squadra di Istanbul.

    MAGLIA SOTTO ACCUSA - "Vedendo la partita di San Siro ho provato grande turbamento e un terribile dolore nell’anima", ha dichiarato con grande enfasi in un’intervista al quotidiano catalano La Vanguardia. Certo assistere allo show di Ibrahimovic, Cruz e Jimenez che lo scorso 27 novembre impallinarono a suon di gol i Sarı Kanaryalar ("Canarini gialli") non deve essere stato esaltante, ma il dramma del giurista tifoso nulla ha a che fare con il calcio giocato. Il problema è la maglia indossata dall’Inter, quella del centenario con la grande croce rossa in campo bianco: ricorda infatti la divisa dei cavalieri Templari, i leggendari monaci-soldati, il cui ordine venne fondato dopo la conquista di Gerusalemme al termine della prima crociata e che a lungo combatterono contro i musulmani. "Quella croce mi ha ricordato i giorni sanguinosi del passato", ha sottolineato addolorato Kaska. L’avvocato, che lavora a Smirne, non ha perso tempo e si è rivolto a un giudice locale chiedendo l’annullamento dei tre punti ottenuti dall’Inter per aver "manifestato in forma esplicita la superiorità razzista di una religione". Secondo La Vanguardia la magistratura dal canto suo avrebbe inviato l’esposto alle commissioni disciplinari di Uefa e Fifa in Svizzera.
    November 15

    Parola di Silvio

    «In democrazia quando si è in presenza di una crisi politica irreversibile come l'attuale, la strada maestra è una e una sola: il ritorno alle urne. Solo il popolo sovrano può infatti arginare la crisi e scongiurare il pericolo rappresentato dalla crescita di forze antisistema, oggi irresponsabilmente alimentata. L'attuale parlamento è espressione di un momento storico in cui la Nazione era politicamente divisa a metà, ma ora tutti sono consapevoli del fatto che esso non rappresenta più il Paese reale. Ormai la grande maggioranza dei cittadini non ne può più di errori, di risse e di vessazioni. Chiede a gran voce una svolta politica. Questa brutta pagina va girata alla svelta»
    November 09

    Rivotiamo